Più semplice a dirsi che a farsi. Ovvero quando il Cliente commissiona qualcosa di semplice.

La maggior parte delle volte, quando il cliente mi commissiona un lavoro di comunicazione, si rivolge a me in questi termini: “voglio una cosa semplice”, …”basta che sia semplice”.

Il termine semplice equivale, in questo caso, all’aggettivo “facile” e ha un rimando anche economico.

Spesso la logica è questa. Se viene chiesto al fornitore di creare qualcosa di semplice=facile allora si tratterà anche di una richiesta poco laboriosa che equivale anche ad un periodo di tempo ristretto che equivale ad un minor costo.

Analizziamo ora la parola “semplice”. Il suo etimo è “senza piega”, “composto di un’unica parte” contrapponendosi all’aggettivo “complicato” che significa “con pieghe”.

Ed ora andiamo ad applicare il concetto di semplice “senza piega” ad un elemento di comunicazione che, ad esempio, potrebbe essere il logo di un’azienda, di un’attività.

Creare un elemento del genere che, come si sul dire, non faccia una piega, perchè unico nel suo genere e forma, non è affatto cosa, permettetemi, semplice!
Si, sto dicendo questo: creare qualcosa di semplice è tutt’altro che semplice.
Molto più facile è creare qualcosa di complicato, cioè composto da più parti perchè, in questo caso, abbiamo a disposizione più elementi per spiegarci.

Voglio a tal proposito fare un parallelismo con un gioco: il gioco del mimo.
Se vi dicessero: hai una sola mossa per poter comunicare quello che davvero vuoi esprimere con il tuo gesto, ce la fareste?

Beh, avreste di sicuro bisogno di molto tempo, non potreste improvvisare.
Non è nemmeno semplice quando si hanno a disposizione molte mosse ma, in quel caso, le possibilità sono molteplici e, andando per approssimazione ed ascoltando il riscontro dei propri spettatori, si riesce ad arrivare a capo della questione fornendo un unico elemento  “semplice” alla volta che è, appunto, nato da più elementi via via tolti per far spazio alla sola informazione fondamentale, quella che davvero serve per far capire quello che volevamo esprimere.

Anche questo avviene in un logo. In genere, infatti, le parti che lo compongono sono molteplici e poi si ragiona ed analizza e si comincia a togliere ogni elemento che in realtà “è in più”, che crea confusione e distoglie dall’informazione principale. Si ragiona quindi in termini di approssimazione e semplificazione, si tolgono le parti che davvero non servono per trasmettere infine l’essenza, per isolare il cuore di quello che si vuole comunicare. Non è pur vero che anche quando ci imbattiamo in ragionamenti e discussioni ci possiamo anche mettere delle ore per arrivare al punto cruciale, al nocciolo, alla vera essenza di una questione?

E allora, siete ancora così convinti che creare qualcosa di semplice sia davvero…. semplice?

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