Si, mi piace, bello! La logica opposta all’analisi.

Quando il cliente ha un riscontro positivo alla presentazione di determinati progetti ed utilizza espressioni del tipo “bello, mi piace” , sono solo parzialmente contenta.
Certo, mi ha espresso che il lavoro è di suo gusto ma, sarebbe stato di gran lunga meglio sentirsi dire “efficace!”.

La situazione è ancora più comprensibile quando il riscontro è invece negativo. E qui, partendo dal presupposto che il lavoro svolto sia efficace, mi ritrovo spesso in situazioni di “comunicazione autoreferenziale”.

Spesso, infatti, il cliente, poco educato alla logica della comunicazione e del marketing, pensa che il prodotto di comunicazione “giusto” sia quello che gli piace. E allora, in queste situazioni, mi trovo a replicare allo stesso che io sì, lavoro per lui, ma mi occupo di creare uno strumento che colpisca il suo pubblico di riferimento, e non a colpire piacevolmente lui in quanto tale.

Nella comunicazione e nel marketing espressioni quali “mi piace”, “è bello”, “non mi piace” “non è bello” non esistono.

Non dovrebbero esistere nemmeno al di fuori della logica della comunicazione e nel marketing certe espressioni perchè, in un’ottica di comunicazione assertiva, ci si dovrebbe esprimere sempre asserendo qualcosa ed assumendosi la responsabilità di quanto si comunica in prima persona, senza generalizzazioni di sorta.

Ad ogni modo, tornando al nostro punto iniziale, spesso si tratta di educare il cliente al fatto che queste espressioni siano del tutto irrilevanti.
Ciò che conta è l’efficacia del messaggio. Ma efficacia rispetto a che cosa?

Ecco quindi che il contesto diventa il vero protagonista.

Un messaggio, un testo, un sito, un video, è efficace? L’unica risposta corretta è dipende. Dipende dal contesto, dipende dal target di riferimento, dipende dagli obiettivi che ci si pone, dipende.

Creare quindi un qualcosa che piaccia uniamente a chi ha commissionato un lavoro di comunicazione non ha alcun senso.
E’ importante far capire al proprio Cliente che è necessario, se davvero  ambisce ad un’immagine efficace, rivolgersi al target di riferimento, creare qualcosa che colpisca quel determinato target e quindi parlare come farebbe quel target, far sentire a quel target cosa vuole sentirsi dire, come vuole sentirsi.

Diffidate, cari clienti, dal fornitore che vi dice che una comunicazione che avete creato è “giusta” o “sbagliata”.
Deve per lo meno avervelo detto dopo avervi chiesto quali erano i vostri obiettivi, quale il target di riferimento, quale il contesto in cui operavate.
Nella comunicazione, tutto dipende.

E, quindi, strettamente correlato a questo aspetto, è il concetto di analisi.

Da qui si apre il grande capitolo di come fare comunicazione significhi fare analisi. Ma torneremo su questo in un altro articolo anzi, in altri articoli 🙂

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