Il rapporto con il tempo assume sempre di più contorni importanti e significativi: la vita ci offre occasioni ma non riusciamo a coglierle, oppure abbiamo la sensazione che quello che dobbiamo fare ci sfugga di mano o, ci ritroviamo a dire: “se la giornata fosse fatta di 48 ore sarebbe meglio!”.
Riferimenti al tempo ed al rapporto di odio/amore nei suoi confronti si possono ricavare anche dal linguaggio che utilizziamo per esprimerci, fattore culturale quest’ultimo che noi stessi creiamo, a seconda… dei tempi! Si pensi a diversi proverbi il quale denominatore comune è, per l’appunto, il tempo: dal pragmatico “Il tempo è denaro” al più inquietante “Il tempo consuma ogni cosa”, dal suggerimento consolatore della nonna che ci ricorda come “Il tempo mitiga ogni piaga” al motto principe per i fautori delle credenze limitanti per i quali “Ogni cosa ha il suo tempo”, contraddetti dai sostenitori progressisti de “Il tempo perduto non si riacquista”, esortatori all’azione. Ad ogni modo, anche in caso di azioni con esito negativo, rimane l’amichevole consolazione che ci ricorda di “dare tempo al tempo”.

Il segreto delle persone di successo e felici è per lo più la capacità di concentrarsi totalmente su una cosa. Anche se in testa hanno cento cose, hanno trovato un modo per cui i molti impegni non si ostacolano a vicenda, ma si presentano nel giusto ordine interiore. E questo ordine è molto semplice: prima di tutto la cosa più importante!
Tutto ciò è chiaro dal punto di vista teorico, ma nel quotidiano le cose vanno in modo diverso. Forse proviamo a stabilire delle priorità, ma ci scontriamo con gli impegni di tutti i giorni e le distrazioni impreviste.
La gestione del proprio tempo è per questo la sfera della vita quotidiana più difficile da gestire. Ciascuna persona ha a disposizione 24 ore al giorno. La vera questione è di quante ore disponiamo realmente. Il partner, i figli, i clienti, il capo, i colleghi, i parenti, tutti vogliono un po’ del vostro tempo. Poi vengono gli impegni quotidiani ed i doveri, i passatempi e magari anche una passione segreta. Ma resta del tempo tutto per noi, per stare soli con noi stessi, per riflettere, per oziare? Imparando a gestire correttamente il nostro tempo potremmo mettere ordine, semplificare e fare così un grande passo nell’aiutare noi stessi.

Dall’accumularsi degli impegni e dalla voglia di fare sempre più cose grazie all’eterogeneità di offerte che ci vengono inviate/imposte dall’ambiente esterno, nascono le faccende che consideriamo “cose che si devono fare” e faccende che reputiamo piuttosto “cose che vogliamo fare”.  Entrambe possono causare conseguenze negative per l’individuo: stress, frustrazione, disorientamento, percezione distorta del flusso degli eventi, arrabbiature e difficoltà di relazione, affaticamento… tutte conseguenze accomunate dal fatto di essere considerate minatorie per la salute psico-fisica dell’individuo.
Tempo e salute sono profondamente interconnessi soprattutto attraverso l’elemento del ritmo. Tutti i ritmi biologici hanno cadenze temporali precise ed incomprimibili con pochissima tolleranza alle variazioni che, se perduranti, producono marcato disequilibrio nell’individuo.

Una errata gestione del tempo porta indubbiamente dietro sé diverse conseguenze che, lungo un continuum, si esprimono in termini più o meno negativi.
Ad ogni modo, i fattori negativi che possono derivarne devono essere imputati alla percezione, assolutamente soggettiva, di ogni persona.
Non per niente il tempo non è solo e propriamente tempo fisico. È soprattutto tempo sociale, una componente intrinseca e pervasiva della nostra esperienza soggettiva. Gli antichi greci distinguevano “cronos”, il tempo che trascorre, e “kairos”, il vissuto del tempo con la relativa qualità che ad esso attribuiamo. In questa prospettiva più ampia e sistemica, le azioni che hanno luogo nel tempo sono influenzate non solo da obiettivi e strategie di organizzazione e gestione, ma anche dai nostri stili di pensiero, valori e significati, ruoli sociali e senso di identità.

Anche il “tempo libero” è un costrutto socialmente condiviso ed accettato che si colloca altrove dal “tempo di lavoro”. Questo porsi altrove dà al tempo una dimensione spaziale, con confini ben precisi e regolamentati. Dunque le linee del tempo, le sue varie suddivisioni in tempo libero ed in tempo di lavoro, in tempo di salute ed in tempo di malattia, in tempo personale ed in tempo sociale sovraccaricano il tempo (che tra l’altro secondo la fisica non esiste ma è una convenzione) frammentandolo e frammentandoci in una pluralità di ruoli e funzioni che diviene sempre più difficile tenere congruentemente assieme.
Questa convenzione sociale che è il tempo diviene dunque una trappola tipica dell’uomo tecnologico e non ci resta che dirci ironicamente facendo il verso a Charlie Brown : “La mia vita se ne va troppo in fretta … l’unica speranza è che si facciano gli straordinari!”

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